Malta ha adottato il regolamento EU2019/452 per fare proprio il primo quadro europeo per lo screening degli investimenti diretti esteri. Questo regolamento è stato originariamente presentato dall’ex Presidente della Commissione, Juncker, durante il discorso sullo Stato dell’Unione del 2017.

A Malta il meccanismo di controllo è entrato in vigore il 1° aprile. Si tratta di un passo importante essendo l’Unione Europea uno dei regimi di investimento più aperti al mondo, come riconosciuto dall’OCSE in un suo apposito indice sull’apertura agli investimenti.

Sebbene l’UE rimanga aperta agli investimenti, gli investimenti diretti esteri (IDE) devono essere verificati per evitare che possano mettere in pericolo gli interessi strategici dell’UE.

Il nuovo regolamento protegge i settori industriali chiave come l’energia, i trasporti, le comunicazioni, i dati, lo spazio e la finanza, oltre che le tecnologie come i semiconduttori, l’intelligenza artificiale e la robotica. I negoziatori del Parlamento europeo hanno aggiunto l’acqua, la salute, la difesa, i media, la biotecnologia e la sicurezza alimentare.

Da Bruxelles è stato rafforzato il meccanismo di cooperazione per includere lo scambio di informazioni tra gli Stati membri, che potranno formulare osservazioni sugli investimenti diretti per altri Paesi UE. La Commissione europea potrà chiedere informazioni e fornire il suo parere al Paese cui è destinato l’investimento, ma la decisione finale spetterà al Paese interessato.

L’UE è la prima destinazione degli investimenti diretti esteri nel mondo: le azioni di investimenti diretti esteri detenute da investitori di paesi terzi nell’UE ammontavano a 6.295 miliardi di euro alla fine del 2017, generando ben 16 milioni di posti di lavoro.

Negli ultimi 20 anni, la struttura e la provenienza degli IDE verso l’UE è cambiata drasticamente, con un aumento degli IDE provenienti dalle economie emergenti. Gli investimenti dalla Cina sono aumentati di sei volte, dal Brasile di dieci volte, mentre quelli provenienti dalla Russia sono più che raddoppiati e sono rivolti, ultimamente, ai settori ad alta tecnologia e spesso attraverso società di proprietà dello Stato o legate ai governi.