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Riforma Fiscale in Italia: Nuovi orizzonti per la determinazione della residenza fiscale

In vista dell’entrata in vigore della Legge Delega per la riforma fiscale, analizziamo la ridefinizione del concetto di residenza fiscale in Italia e delle implicazioni per cittadini e imprese che hanno interessi a Malta.

Oggi il panorama normativo italiano sta per subire un significativo cambiamento con l’entrata in vigore della Legge Delega per la riforma fiscale, come annunciato nella Gazzetta Ufficiale n. 189 del 14 agosto.

Tra i vari aspetti che verranno riformati, uno dei punti chiave riguarda il concetto di residenza fiscale, che riveste un ruolo cruciale nella determinazione delle responsabilità fiscali di individui e imprese. La nuova normativa si propone di allineare i principi di residenza fiscale alle migliori pratiche internazionali e alle convenzioni contro le doppie imposizioni, ponendo attenzione anche alle dinamiche del lavoro agile.

Attualmente, la nozione di residenza fiscale in Italia si basa sull’art. 2 del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi), secondo cui una persona fisica è considerata residente nel Paese se trascorre la maggior parte del periodo d’imposta (almeno 183 giorni) nel territorio italiano e soddisfa almeno uno dei requisiti tra iscrizione nell’anagrafe, residenza o domicilio in Italia. Questi requisiti sono alternativi, e la presenza di uno solo di essi è sufficiente per qualificare un individuo come residente fiscale in Italia.

Residenza fiscale. L’attuale previsione normativa

Il concetto di residenza fiscale è fondamentale nel diritto tributario italiano e determina in quale Paese un individuo è soggetto all’imposizione fiscale sui suoi redditi. Attualmente, in Italia, la definizione di residenza fiscale è regolata dall’art. 2 del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi), che stabilisce i parametri che determinano se una persona fisica può essere considerata residente fiscale nel Paese.

Secondo l’art. 2 del TUIR, un individuo è considerato fiscalmente residente in Italia se trascorre la maggior parte del periodo d’imposta, ovvero almeno 183 giorni durante l’anno solare (184 nel caso di anno bisestile), nel territorio italiano. Tuttavia, la residenza fiscale può essere stabilita anche senza rispettare questo requisito di presenza fisica. Ciò significa che, anche se un individuo non passa la maggior parte dell’anno in Italia, potrebbe comunque essere considerato residente fiscale se soddisfa almeno uno dei seguenti requisiti:

  1. Iscrizione nell’anagrafe della popolazione residente: Se un individuo è iscritto nell’anagrafe di uno dei Comuni italiani, questa iscrizione può costituire un elemento di prova della residenza fiscale in Italia.
  2. Residenza in Italia (dimora abituale): Se un individuo dimora abitualmente in Italia, cioè ha stabilito la sua residenza principale nel Paese, può essere considerato fiscalmente residente in Italia.
  3. Domicilio in Italia (centro degli interessi vitali): Se un individuo ha il suo domicilio in Italia, ovvero il centro degli interessi vitali come quelli personali e patrimoniali, può essere qualificato come residente fiscale.

È importante notare che questi requisiti sono alternativi, il che significa che basta che uno solo di essi sia soddisfatto per qualificare una persona come fiscalmente residente in Italia. In altre parole, se un individuo è iscritto nell’anagrafe italiana, anche se non trascorre la maggior parte dell’anno nel Paese, potrebbe comunque essere considerato residente fiscale. Lo stesso vale per la residenza o il domicilio.

Cosa cambierà con la Riforma Fiscale

La riforma fiscale si propone di ridefinire il concetto di residenza fiscale in modo coerente con le migliori pratiche internazionali e con le convenzioni contro le doppie imposizioni. Nell’ottica del Governo Italiano, questo sarà fondamentale per garantire un sistema di tassazione equo e per evitare che gli individui siano soggetti a doppie tassazioni nei casi in cui risiedano o lavorino in più Paesi. Inoltre, la riforma dovrà prendere in considerazione la stabile organizzazione e i regimi speciali per coloro che trasferiscono la residenza in Italia, con l’obiettivo di garantire una tassazione accurata anche in queste situazioni.

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Un aspetto interessante che la riforma fiscale affronta è l’impatto delle nuove dinamiche lavorative, in particolare lo smart working. L’articolo 3 – punto c) della Legge Delega sottolinea la necessità di rivedere la disciplina della residenza fiscale per adattarla alle modalità di lavoro agile. Tuttavia, secondo la recente circolare dell’Agenzia delle Entrate del 18 agosto 2023 (n. 25/E), la modalità di lavoro, che sia da remoto o smart working, non influenzerà i parametri stabiliti dal TUIR per la determinazione della residenza fiscale. Ciò significa che, nonostante il crescente utilizzo dello smart working, i requisiti tradizionali per la residenza fiscale rimarranno invariati.

Riforma fiscale italiana ed impatti su Malta

Nel contesto della comunità italiana presente a Malta e dei solidi rapporti economici tra i due Paesi, la riforma fiscale italiana potrebbe avere un impatto rilevante su individui e imprese che hanno interessi sia in Italia che a Malta. E’ risaputo che la comunità italiana a Malta è significativa, con molti cittadini italiani che risiedono o lavorano nell’isola. Allo stesso tempo, gli stretti legami commerciali tra Italia e Malta hanno portato a una forte presenza di imprese italiane nell’ambito economico maltese.

Malta è spesso scelta da individui e aziende per i suoi vantaggi fiscali, inclusi il regime fiscale agevolato per i residenti non domiciliati. Questo regime permette ai residenti non domiciliati di beneficiare di una tassazione favorevole su redditi esteri e su redditi locali solo se rimessi in Malta. Questo ha reso Malta un’attrattiva destinazione imprenditoriale per molti individui ad alto reddito e per le imprese che cercano di ottimizzare i propri processi imprenditoriali.

Tuttavia, la riforma fiscale italiana potrebbe cambiare l’equazione per coloro che hanno legami finanziari e patrimoniali sia in Italia che a Malta. La ridefinizione della residenza fiscale in Italia potrebbe comportare la tassazione su una maggiore varietà di redditi per coloro che possiedono proprietà, investimenti o altre attività in entrambi i Paesi. Ciò potrebbe influenzare l’efficacia delle strategie fiscali precedentemente adottate da individui e imprese per massimizzare i benefici fiscali.

fisco

L’interazione tra il sistema fiscale italiano e quello maltese diventerà cruciale in questo contesto. Sarà fondamentale comprendere come la nuova normativa italiana sulla residenza fiscale potrebbe influenzare l’applicazione dei vantaggi maltesi. Adattamenti potrebbero essere necessari per evitare conflitti tra le due giurisdizioni e per garantire che i benefici fiscali ottenuti sia in Italia che a Malta siano conformi alle nuove normative italiane. Questo potrebbe richiedere una rinegoziazione delle strategie di pianificazione per trovare un equilibrio ottimale tra i vantaggi offerti da entrambi i Paesi.

Con questa riforma fiscale che è entrata in vigore, rappresenta un importante passo verso l’allineamento delle normative fiscali italiane alle pratiche internazionali e alle convenzioni contro le doppie imposizioni. La revisione della residenza fiscale gioca un ruolo cruciale in questo processo, influenzando la tassazione di individui e imprese.

La speranza, per i tanti cittadini ed imprese Italiane sarà che la riforma possa essere chiara e priva di ambiguità, al fine di evitare interpretazioni a posteriori da parte di organi ed autorità di vigilanza, al fine di evitare l’aumento del contenzioso tributario che, proprio su questo tema, ha visto negli ultimi decenni un’impennata di ricorsi.

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Sergio Passariello
Sergio Passariello
Fondatore della rete "Malta Business", una rete di consulenza, sviluppo e organizzazione aziendale a Malta nonchè CEO di Euromed International Trade che si occupa internazionalizzazione del business e sviluppo commerciale. CEO dell'Accademia Mediterranea di Cultura, Tecnologia e Commercio con sede a Malta, istituto di istruzione superiore autorizzato da MFHEA. Fondatore del CETA BUSINESS FORUM e del CETA BUSINESS NETWORK, il primo ecosistema digitale imprenditoriale per valorizzare i rapporti tra Europa e Canada.
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