La Malta Financial Services Authority (MFSA) ha pubblicato un elenco di 57 società fintech e di criptovalute che non sono riuscite a ottenere una licenza a causa del mancato completamento del processo di regolamentazione.

L’elenco dell’MFSA – come precisato dallo stesso ente regolatore – rappresenta un avvertimento agli operatori “a Malta e all’estero” che dichiarano di fornire servizi di Virtual Financial Asset (VFA), più comunemente noti come cryptocurrences o monete elettroniche, e affermano di operare legalmente da Malta.

Questi operatori tentano di fregiarsi della buona reputazione di un Paese che dal 2013 è conosciuto come un centro internazionale per l’innovazione e il commercio delle monete crittografiche. L’isola è nota per il suo approccio pionieristico nei confronti del fintech, e in particolare della tecnologia a catene di blocchi, che le ha portato il soprannome di “Blockchain Island“.

Ma se qualcuno pensava che nell’arcipelago si potesse arrivare e operare a piede libero, senza dover rispettare regole o sottoporsi a controlli, evidentemente si sbagliava.

L’autorità dichiara: “Dopo la scadenza del periodo transitorio, la MFSA è a conoscenza di una serie di entità che propongono di fornire servizi VFA, ma che non hanno presentato né la lettera di Intenti per avviare il processo di richiesta di una licenza né la notifica di cessazione delle attività. Desideriamo informare il pubblico a Malta e all’estero che le entità elencate NON sono autorizzate dalla MFSA a fornire servizi VFA o altri servizi finanziari, né hanno avviato la procedura di richiesta per ottenere una licenza di servizi VFA“.

Nel 2019 l’autorità di regolamentazione ha ricevuto più di 340 richieste di licenze da parte di società di valuta digitale, ma solo 26 sono attive e registrate per il commercio dei loro prodotti, ha precisato il MFSA. Tanto che qualcuno inizia ad accusare la stessa MFSA di tecnocrazia e obbedienza all’UE: ma guarda un po’, proprio quell’isola che prima veniva presentata come un Paese facilmente raggiungibile dagli operatori economici poco trasparenti e non allineato ai parametri europei.