Fiscalità

Brexit: incertezza tra le imprese britanniche

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Scritto da Redazione

Una sala gremita presso la Banca Centrale di Malta ha accolto la relazione del professor Paul Mizen sugli scenari che si prospettano con l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea.

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Il docente di Economia Monetaria dell’Università di Nottingham ha presentato gli ultimi risultati del Decision Maker Panel (DMP), un’indagine istituita da Bank of England che raccoglie i contributi dei direttori finanziari di circa 8.000 aziende per monitorare la situazione e i cambiamenti nelle scelte o nelle strategie imprenditoriali in relazione alla Brexit.

Questo è il documento completo della ricerca, presentata lo scorso febbraio.

Proviamo a fornire di seguito un breve riassunto delle conclusioni fornite dal massimo esperto.

La decisione di lasciare l’UE con il referendum popolare del giugno 2016 ha fatto emergere incertezze sostanziali per le imprese del Regno Unito.

In particolare per le imprese e il loro futuro accesso al mercato unico, la disponibilità di lavoro, le politiche doganali, la regolamentazione dei prodotti e le conseguenze dirette che tutto ciò si rifletterà nelle vendite.

La Brexit è stata uno shock di incertezza unico nel suo genere, e questo non agevola l’interpretazione dei possibili scenari futuri, non essendoci state in passato situazioni analoghe di riferimento.

Come se non bastasse, l’incertezza della Brexit sorta con il risultato del referendum che il vero impatto si manifesterà all’indomani dell’uscita effettiva dall’UE, dopo il mese di ottobre, e sarà un impatto a lungo termine che potrebbe tradursi anche in recessione.

Stando al sondaggio approfondito condotto tra le aziende dal professor Mizen, lo stato di incertezza diffusosi in relazione alla Brexit è stato ampio e persistente: almeno il 40% delle imprese cita proprio l’uscita dall’UE tra le prime tre attuali fonti di incognite.

Naturalmente l’incertezza è stata generalmente più elevata nelle industrie che dipendono maggiormente dal commercio con l’UE e dal lavoro svolto da immigrati regolari provenienti da Stati membri dell’Unione.

Le incertezze intorno alla Brexit sono principalmente legate all’impatto sulle imprese a lungo termine, anziché a breve termine, e i tempi richiesti fino ad oggi per la gestione della transizione non hanno agevolato il lavoro di chi gestisce un’attività economica, facendo sorgere dubbi sulla possibilità effettiva di una conclusione senza intoppi di questo passaggio post referendum.

Intanto rimane dunque un dato complessivo che denota la persistenza di incertezze sostanziali, che potrebbero condizionare l’andamento dei mercati sia per le imprese britanniche che, di riflesso, per quelle europee legate al mercato britannico.

Diverso è tuttavia il discorso per Malta, legata al Regno Unito dalla presenza nel Commonwealth, che all’indomani della Brexit potrebbe essere rilanciato dagli stessi inglesi come piano B per cercare nuove sponde in merito agli affari economici e commerciali.

Intanto i riscontri effettivi sulla separazione dall’UE, a partire da questa prima ricerca presentata da Mizen, si avranno soltanto all’indomani del 31 ottobre con i primi dati relativi all’occupazione, agli investimenti e alla produttività.

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